Obbligo defibrillatore: per chi scatta? Cosa sapere

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Ogni anno in Italia circa 60.000 persone muoiono per arresto cardiaco improvviso. Nella maggior parte dei casi non succede in ospedale, ma in luoghi comuni: una palestra, un ufficio, un campo sportivo. Posti dove, con il giusto strumento e una persona formata, si potrebbe intervenire in pochi minuti e salvare una vita. Il defibrillatore semiautomatico esterno (più noto come DAE) è oggi lo strumento più efficace per affrontare un arresto cardiaco prima dell’arrivo dei soccorsi. Ma quante strutture sono davvero obbligate ad averlo? E cosa rischiano quelle che non si adeguano? La risposta non è sempre scontata: la normativa italiana si è costruita nel tempo, tra decreti, leggi e provvedimenti attuativi, e ancora oggi genera confusione. In questo articolo facciamo chiarezza su chi è obbligato, cosa prevede la legge nel dettaglio e quali sono le conseguenze per chi non rispetta le regole.

Perché il DAE è diventato obbligatorio in Italia

I dati parlano chiaro. In Italia si verificano arresti cardiaci 1 ogni 1.000 abitanti, circa 7 ogni ora. Sul posto di lavoro, ogni anno, sono colpite circa 3.500 persone e solo il 5% di loro sopravvive.

Questi numeri hanno una spiegazione precisa: in caso di arresto cardiaco, le possibilità di sopravvivenza si riducono del 10% per ogni minuto che passa senza un intervento. I primi 5 minuti sono quelli davvero decisivi. Dopo, le probabilità di sopravvivere senza conseguenze neurologiche gravi calano drasticamente.
Il DAE, se usato tempestivamente, può cambiare completamente questo scenario. Secondo i dati scientifici, una distribuzione capillare dei defibrillatori sul territorio e una maggiore preparazione nelle manovre di primo soccorso potrebbe far salire la percentuale di sopravvivenza dal 2% attuale fino al 60-75%. È partendo da questi numeri che il legislatore italiano ha iniziato a costruire, nel corso degli anni, una normativa sempre più precisa sull’obbligo di dotarsi di DAE.

L’evoluzione della normativa: dal 2001 ad oggi

Il percorso legislativo italiano sul tema del defibrillatore è lungo e ha attraversato diverse fasi.

Il primo passo risale al 2001, con la Legge 120, che ha aperto la strada all’uso del DAE anche da parte di personale non sanitario adeguatamente formato. Prima di allora, l’utilizzo del defibrillatore era riservato esclusivamente ai medici e agli operatori del 118. Questa legge ha cambiato tutto: oggi chiunque abbia seguito un corso BLSD può usare un DAE legalmente e in totale sicurezza.

Il secondo momento chiave è il 2012, con il cosiddetto Decreto Balduzzi, che per primo ha introdotto l’obbligo del defibrillatore per le società sportive, sia professionistiche che dilettantistiche. Un provvedimento nato sull’onda emotiva di alcuni episodi drammatici avvenuti sui campi da gioco italiani, ma fondato su basi scientifiche solide.

Il percorso si è poi completato con la Legge 116 del 4 agosto 2021, che ha allargato in modo significativo la platea dei soggetti obbligati, includendo le pubbliche amministrazioni, le scuole, i luoghi ad alta frequentazione e confermando gli obblighi già previsti per il mondo sportivo. I decreti attuativi del marzo e aprile 2023 hanno poi definito nel dettaglio le modalità operative di installazione e utilizzo.

Obbligo defibrillatore in aziende private

Nelle aziende private in Italia non esiste un obbligo generalizzato di installare un defibrillatore (DAE). A differenza di altri contesti (come sport, scuole o strutture pubbliche), la legge non impone automaticamente la presenza del dispositivo in tutte le realtà aziendali.

Tuttavia, il datore di lavoro è tenuto per legge (D.Lgs. 81/2008) a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori attraverso una valutazione dei rischi. Proprio da questa analisi può emergere la necessità di dotarsi di un defibrillatore.

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Obbligo defibrillatore società sportive

In Italia, l’obbligo di dotarsi di un defibrillatore (DAE) per le società sportive è previsto dalla legge. Tutte le società, sia professionistiche che dilettantistiche, devono:

  • essere dotate di un defibrillatore funzionante
  • garantire la presenza del DAE durante allenamenti e competizioni
  • assicurare che ci sia personale formato (abilitato BLSD) in grado di utilizzarlo

Questo obbligo deriva da normative introdotte già con il cosiddetto Decreto Balduzzi visto sopra e successivi aggiornamenti.

Quali sono le società sportive escluse

Un aspetto importante riguarda le eccezioni: non tutte le discipline sportive sono soggette all’obbligo. Sono escluse le società che praticano sport a ridotto impegno cardiocircolatorio, elencati nell’Allegato A del decreto. Si tratta di discipline come bocce, bowling, dama, golf, tiro a segno e freccette, per citare le più comuni. Per tutte le altre 396 discipline riconosciute dal CONI, invece, l’obbligo è pieno e non ammette deroghe.

Obbligo defibrillatore per palestre e piscine

In Italia, palestre e piscine rientrano generalmente tra le strutture sportive, e per questo sono soggette all’obbligo di dotarsi di un defibrillatore (DAE). La normativa prevede infatti che tutte le attività sportive, sia agonistiche che non agonistiche, dispongano di un DAE durante lo svolgimento delle attività.

Obbligo defibrillatore pubbliche amministrazioni, scuole e università

In Italia, la normativa prevede l’obbligo di dotarsi di defibrillatori (DAE) anche per alcune strutture pubbliche, con particolare attenzione ai luoghi ad alta frequentazione.

Per le pubbliche amministrazioni aperte al pubblico, l’obbligo scatta generalmente quando sono presenti almeno 15 dipendenti e vi è accesso da parte dei cittadini. In questi casi, è richiesta la presenza di un defibrillatore e di personale formato al suo utilizzo.

Per quanto riguarda scuole e università, la legge ha introdotto l’obbligo di installare defibrillatori, considerando l’elevato numero di persone presenti ogni giorno. Oltre alla presenza del dispositivo, è prevista anche la formazione del personale scolastico, così da garantire un intervento tempestivo in caso di emergenza.

Obbligo defibrillatore nei mezzi di trasporto

La normativa italiana prevede l’obbligo di presenza del defibrillatore (DAE) anche in alcuni mezzi di trasporto, in particolare quelli destinati a lunghe percorrenze o con elevato numero di passeggeri. L’obbligo riguarda soprattutto:

  • Treni a lunga percorrenza
  • Aerei commerciali
  • Navi e traghetti
  • Altri mezzi adibiti al trasporto di persone su tratte significative

In questi contesti, oltre alla presenza del defibrillatore, è previsto che il personale a bordo sia formato per l’utilizzo del DAE, così da poter intervenire rapidamente in caso di emergenza cardiaca durante il viaggio.

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